Giocando si impara

archeoludica

Negli Stati Uniti dell’Ottocento, il termine robber baron (in inglese, barone-rapinatore o barone ladrone) designava degli imprenditori e banchieri che ammassavano grandi quantità di denaro, costruendosi delle enormi fortune personali, solitamente attraverso la concorrenza sleale. Il termine è oggi impiegato riferendosi alla stessa categoria di persone che mettono in pratica dei metodi imprenditoriali non trasparenti per ottenere potere e ricchezza.

Robber baron deriva dalla denominazione dei signori medievali tedeschi, che illegalmente pretendevano dei pedaggi esorbitanti dalle navi che attraversavano il Reno. Gli studiosi non sono concordi sull’origine e sull’uso del termine. È stato reso popolare da un libro di Matthew Josephson durante la Grande depressione, nel 1934. Il giornalista attribuì la reintroduzione del termine ad un pamphlet del 1880 contro il monopolio, in cui i contadini del Kansas designavano così i magnati delle ferrovie.

http://it.wikipedia.org/wiki/Robber_baron

Thomas J. DiLorenzo. How Capitalism Saved America. Three Rivers Press, 2005

Cefalonia

Cercatela su wikipedia e sottolineate la nota :” Non era ancora noto alla divisione che gli Alleati avevano deciso di non inviare alcun aiuto a Cefalonia per ragioni politiche, cioè non danneggiare i rapporti con l’Unione Sovietica che riteneva di fatto i Balcani una sua esclusiva zona di influenza[54] .(la Storia dovrebbe evitarvi di credere alla balla, spacciata dai media dei disertori russi!

Cena di classe

Come potete vedere dalla foto io ho fatto la cena di classe riferita al periodo delle medie su iniziativa di Altafini Giuliano che ci riunì per celebrare il periodo delle medie e ci dispose nello stesso ordine di allora (più o meno)

anno scolastico 59/60

Allora la scuola media era privata e la nostra aula era un’aula della scuola elementare in piazza Roma a Bondeno; tutti noi per essere ammessi avevamo fatto un esame e per molti l’insegnamento è poi diventato una professione.

Io sono il primo a sinistra nella foto sopra

in prima e in terza

Per non dimenticare

Nel 1991 l’Italia era la quarta potenza industriale mondiale. Un traguardo frutto del modello economico sancito dalla Costituzione, quello misto pubblico-privato. Lo Stato, per mezzo delle partecipazioni statali e dell’IRI, svolgeva il ruolo di imprenditore nei settori strategici (energia, acciaio, chimica, aerospazio, meccanica, comunicazioni), dirigeva lo sviluppo del paese e interveniva per salvare le aziende in crisi tutelando produzione ed occupazione. Nel 1992 il Governo Amato (con Draghi direttore generale del Ministero del Tesoro) avvia la privatizzazione del patrimonio pubblico, poi portata a termine fra il 1996 ed il 1999 dai Governi Prodi e D’Alema. Risultato: la distruzione del nostro tessuto produttivo, la perdita di rilevanza internazionale e la dipendenza dall’estero. Una catastrofe economica, sociale e civile senza precedenti.Iscriviti al nostro canale Telegram

Il gioco

Ancora nel 2010 insistevo con un post https://bondeno.online/2010/11/17/il-gioco-che-verra, ma nel 1995 ci eravamo riuniti con alcuni amici in via Fermi a Bondeno per fondare la ludoteca ” I signori della nebbia” che adesso è stata fagocitata dal comune di Bondeno nel nome del Volontariato.

Proprio oggi leggevo su Facebook il necrologio di un fattivo assertore dell’iniziativa pubblica in questo campo che testimonia che “non è più il momento“.

Al gioco come pratica educativa ho dedicato anche miei articoli in diverse occasioni e vi invito a rileggerli consultando la mia bibliografia: in particolare l’esperienza didattica con Circus Maximus, quando portai il gioco in una classe del liceo in cui insegnavo.

Nubifragio su Bondeno

Dopo il terremoto del 2012 l’evento più rilevante è stato l’uragano di forza 1 (come lo ha definito pomposamente Sky) e che ha fatto strage di tetti e alberi

KODAK Digital Still Camera
KODAK Digital Still Camera

In alto il pino( che risale ai primi anni 60) spezzato dalla furia del vento; in basso lo squarcio nel tetto prodotto dalla caduta del camino!

Memorie in tempo di pace

Cercando i nomi di persone che ho conosciuto per questa rubrica ci sono due requisiti: avere fatto la resistenza o avere scritto un libro; per ragioni anagrafiche a me il primo manca, qualcosa ho fatto nel secondo campo, ma non so se basterà; comunque ci sono persone che ho conosciuto e stimato professionalmente che voglio ricordare qui:

Il fratello Carlo con Ione, Massimo, Alberto e le loro famiglie si stringono al dolore di Paola per la scomparsa dell’amatissimo fratello

Tolmino Guerzoni

Bologna, 25 febbraio 2021

Vittorio Telmon, da Vittorio e Margherita Maria Luigia Viale; nato il 30 giugno 1923 a Casalecchio di Reno. Nel 1943 residente a Bologna. Studente universitario nella facoltà di lettere e filosofia dell’università di Bologna.
Con i fratelli Giorgio e Sergio frequentò gli ambienti antifascisti, che contribuirono alla sua formazione politica. Collaborò con le formazioni GL, sia nella diffusione degli stampati sia recandosi in Toscana per il recupero di un’apparecchiatura radio-trasmittente.
Nel novembre 1943 fu arrestato e rilasciato dopo breve detenzione.
Nell’estate 1944 con il fratello Giorgio si trasferì a Biella (VC) e collaborò con il movimento partigiano.
Riconosciuto patriota nell’8a brigata Masia GL dal 9 settembre 1943 alla Liberazione.
Ha curato (con A. Berselli): Istituto regionale per la storia della Resistenza e della guerra di liberazione in Emilia Romagna, “Annale”3, 1983. Scuola ed educazione in Emilia-Romagna fra le due guerre, Bologna, Clueb, 1983,

Entrambi li ho conosciuti all’IRRSAE (VEDI SCHEDA), e i loro libri li trovate su amazon; l’unico mio invece è pubblicato da me in PDF , sempre su scuola ed educazione e lo trovate qui gratuitamente

Giordano Romagnoli

Quando si diffuse in città la notizia che non avremmo più rivisto Giordano Romagnoli – l’instancabile maestro di lettere classiche per intere generazioni di studenti, il generosissimo amico sempre disponibile ad ogni occasione, l’ironico affabile conversatore con cui era delizioso evocare un volto scomparso o un episodio di cronaca lontana – parve a molti che fosse venuto a mancare un essenziale elemento dell’esistere quotidiano. Una ben giustificata impressione anche al di là della cerchia di coloro che da qualche tempo lo sapevano colpito da un male inesorabile, e che erano tornati dalle ultime angosciose visite quasi incitati alla rassegnazione dalla sua forza risoluta e tranquilla, senza lamenti. Giustificata soprattutto perché appariva ben chiaro o palese, come la risoluzione d’un difficile problema (o come la traduzione immediata e limpida, in lui tanto caratteristica, di uno di quegli insuperabili passi delle sue antologie greche o latine, disperazione di decine di candidati ad esami anche universitari), quanto poco Giordano, il ‘profe” quasi per antonomasia, fosse stato un impiegato del registro o della lavagna, chiuso nei confini della biblioteca d’un ginnasio di provincia e pronto a scordarsene dopo il trillo della lezione conclusa. No. Bastava che il laureando gli si rivolgesse per una indicazione bibliografica magari sofisticata; che il dottorino che avesse superato la prova scritta dei concorsi ne chiedesse il soccorso per affrontare la temibile prova orale; che soprattutto (e chi scrive lo ha sperimentato) l’intestardito promotore di giornalismo quotidiano o periodico ne chiedesse la collaborazione, perchè la risposta giungesse immediata e nella forma più precisa ed elegantemente opportuna. La verità era che quel professore pronto alla battuta scherzosa ed incline per tutti gli anni della sua vita a taluna giovanile bizzarria nella foggia dell’abito o del gesto, restò fin dall’adolescenza un lavoratore pressochè senza respiro, innamorato della sua fatica e capace perciò d’ornare ogni umano rapporto di quella vocazione di maestro alieno da ogni pedanteria. Amava dire di non conoscere l’entità del suo stipendio, avendone data ai familiari la delega di riscossione, essendo in grado di largamente provvedere a una discreta agiatezza con l’attività privata. Poteva sembrare un’ostentazione compiaciuta, persino talora sgradevole in chi come lui era sempre cosi pronto all’offerta e al dono. Bastava, invece, tendere un poco l’attenzione per cogliere anche in quella strana notizia, distribuita più d’una volta con una specie di voluta aria distratta, il gusto di quella sua didattica agile e disinvolta, il piacere d’una polemica pungente e segreta con i troppi e troppo lamentosi colleghi, gravati da un mestiere non amato. Ma di scuola parlava ben poco Romagnoli, non fosse che per abbandonarsi al ricordo del vecchio Liceo ‘Ariosto”, quello del piccolo tonante preside Teglio e dell’indimenticabile Francesco Viviani grecista insuperato. Di libri, d’autori parlava invece spesso ed a lungo, tranquillamente, a bassa voce, ma con ferma sicurezza di giudizio. Accadeva allora a chi l’ascoltasse di stabilire un involontario confronto tra tante pagine di critica sempre sospesa sul filo d’oscurissimi sensi cosi prossimi a rivelarsi nonsensi, e quelle notazioni luminose ed esatte, contestabili solo a patto di trovare un’uguale conoscenza e chiarezza. Ricordava, pur esente da ricercatezza e da malinconie, certi medici condotti del passato, decisi a guarire il paziente e ad ottenerne la collaborazione; certi ingegneri che chiamavano ‘costruzioni” quelle che oggi (purtroppo) vengono dette ‘contenitori”, cioè implacabilmente rumorosi, gelidi d’inverno e bollenti d’estate. Svelava, insomma, con quell’accanita passione per la dottrina, il segreto della sua didattica, che lo rendeva giovane tra i giovani e divenuta per centinaia di famiglie indispensabile come oggetto di casa. Giordano Romagnoli desideriamo ricordarlo cosi, oggi 6 maggio, ricorrendo l’anniversario della sua scomparsa, avvenuta nel 1986

trovato su la Nuova Ferrara del 2004

Quando mancava l’insegnante titolare il preside Pasquale Modestino mandava lui ,che entrava si accendeva una sigaretta, ci chiedeva dove eravamo arrivati col programma di italiano e cominciava a parlare di episodi privati della vita dell’autore come se lo avesse conosciuto personalmente; cosa che poteva fare per le sue sterminate letture ; le sue lezioni private costavano care, infatti solo Roberto Tassi preparò l’esame di maturità con lui.

Partiti

Bondeno è sempre stata un posto tranquillo e le manifestazioni, anche nel 1972 , erano istituzionali e pacifiche:

Dalla tipografia deduco che questa fosse stata organizzata a livello provinciale; più tardi avremmo avuto la sede in piazza Garibaldi a Bondeno di fianco alla tipografia Meletti e sarei andato io con le trombe montate sul tetto della mia 850 a pubblicizzare l’iniziativa (così come anche i cineforum)

Fabio Concato

Su wikipedia trovate le informazioni su questo cantautore; le immagini sono quelle dei due dischi della mia collezione: in particolare il bollino del primo è quello della Dimar di Rimini, nel cui negozio lo acquistai; quello del secondo era il contrassegno dei dischi che avevo messo in radio (Radio Alto Ferrarese cfr) a disposizione dei conduttori.

Mi risulta che Fabio Bruno Ernani Piccaluga[1][2] (Milano, 31 maggio 1953 sia in procinto di iniziare quest’estate una turné.

Araba Fenice

Venerdì 24 giugno dalle ore 21.00 alle 23.00

Ore 21: performance site specific di Elisa Mucchi

Dalle 21.30: serata con i dischi più amati da Michelangelo Antonioni, selezionati da dj France, e alcune letture

dei documenti del regista (Archivio Michelangelo Antonioni), a cura di Gianantonio Martinoni e Marco Gulinelli.

la storia della associazione la conoscete; per quanto riguarda Elisa Mucchi forse non sapete che è la figlia di un mio compagno di liceo (purtroppo deceduto) e la manifestazione di cui parlo anche su Bondeno.today si tiene la notte di San Giovanni

liceo classico

In questa foto, seduti in prima fila, vedete Mucchi (primo a sinistra) di fianco a me.

Nanni Svampa

in milanese

Infanzia

Il padre di Nanni Svampa, Napoleone detto Nino (19051973), era originario di Cannobio (VB), e lavorava a Milano come ragioniere presso l’impresa di costruzioni del suocero[2]. Nanni Svampa nacque nel 1938 a Porta Venezia (per la precisione in via Ponchielli 5[3]), uno degli antichi ingressi della Milano medievale ancora esistenti. Era zona popolare, abitata da operai e impiegati, che vivevano a continuo contatto nelle case di ringhiera, abitazioni che si affacciavano su un cortile comune e in comune dividevano anche la vita quotidiana. Questa formazione popolana verrà rafforzata dallo scoppio del conflitto: tuttavia in casa Svampa si parla solo italiano, per esplìcita volontà dei genitori di Nanni[4].

Trasferitosi come sfollato con la madre prima a Sangiano e poi a Porto Valtravaglia, in provincia di Varese, sulle sponde del Lago Maggiore, crebbe in un mondo ancora rurale e provinciale, che molto influirà sul suo futuro artistico.

Studi e scoperte musicali

Dopo la maturità scientifica, Svampa, consigliato e convinto dal padre, si iscrisse alla Bocconi e si laureò in Economia e commercio. L’esperienza maturata nella ricerca di un primo impiego, confacente alle volontà paterne, gli ispirò la canzone Io vado in banca (portata poi al successo nella cabarettìstica interpretazione de I Gufi).

Durante il periodo universitario, nel 1959, si avvicinò al mondo musicale, fondando e partecipando come voce e chitarra nel complesso: I soliti Idioti. La natura goliardica delle prime avventure sul palco subì un arresto nel 1960, quando Svampa iniziò ad ascoltare e ad apprezzare le interpretazioni di Georges Brassens. Nel 1961, arruolato nel servizio di leva, con il tempo a disposizione, iniziò a tradurre Brassens, dal francese al dialetto milanese. Questo esercizio continuo di apprendimento delle espressioni dialettali, lo avvicinerà molto alle canzoni popolari e alle tradizioni musicali lombarde.

Dopo lo scioglimento dei Gufi, Nanni Svampa continuò la collaborazione con Patruno, incentrando la sua attività negli spettacoli teatrali, quali Addio Tabarin e Un giorno dopo l’altro, e soprattutto nella creazione di un’antologia delle canzoni popolari milanesi.

Suddivise in dodici volumi, Milanese – Antologia della canzone lombarda, rappresenta una delle maggiori collezioni di studio e ricerca sulla storia musicale e dialettale della città.

Parallelamente non cessò il suo interesse verso Brassens, del quale continuerà a curare le traduzioni, sia in italiano sia in milanese, delle sue canzoni.

Morì a Varese il 26 agosto 2017 all’età di 79 anni. Era malato da tempo.[5]

ENDAS

Nella prima repubblica i principali partiti erano collegati ad un ente per il tempo libero, io come repubblicano ero affiliato all’Endas e organizzavo diversi tipi di attività: la principale era il cineforum (i soci godevano di uno sconto sull’ingresso al cinema locale); ma anche corsi di informatica, conferenze

In particolare vorrei ricordare che quando ancora insegnavo avevo organizzato, un corso di preparazione al latino presso la scuola media di bondeno gratuito e volontario, con l’autorizzazione del preside, ma in seguito mi fu negato per disposizione del presidente del consiglio di istituto (che per legge è un genitore)

Prima di Internet

Fino al 1995 ancora non esisteva, ma i giornali sì; l’idea mi nacque da un titolo “curioso” : strangolata con un portacenere.

Mi venne allora l’idea di ritagliare i titoli dei giornali ,che allora leggevo, fotocopiarli e raccoglierli in una pubblicazione che distribuivo gratis a pochi amici

Nacque così CRONACHE MARZIANE di cui accludo qui in PDF il primo numero: