L’Italcafone

Gli unici interessi di queste neoplebi consumiste e desideranti (
Costanzo Preve) sono la cura maniacale per il corpo, che mostrano con
compiaciuto esibizionismo , compresi naturalmente costosi tatuaggi senza
significato, o con simbolismi imbarazzanti, il presenzialismo, che
spazia dalla spiaggia alla moda come Formentera sino alla sagra delle
frittelle , al concerto di massa, alla frequentazione di discoteche ,
palestre e centri benessere.  Arrivano nelle località prescelte con i
voli “low cost” muniti di zaini o trolley dalle misure  
rigorosamente entro i limiti della gratuità del trasporto, dormono quel
poco sulle spiagge. Nel caso di Formentera, sembra che le loro
principali occupazioni, oltre alle urla scomposte, ai giochi rumorosi in
spiaggia , alla musica a tutto decibel e naturalmente a contorsioni ed
approcci fisici al limite dell’osceno , sia quello di partecipare ad
aperitivi nei locali trendy, esibire le tenute più bizzarre, ridere sguaiatamente.

E’ l’Italia di oggi, ancora di più lo sarà quella di domani, se non
prevarrà, tra i “nuovi italiani” immigrati, una dignità ed un decoro che
per ora non si vedono. In uno dei suoi articoli più belli, Massimo Fini
paragonava due fotografie di folle, scattate nella stessa città,
Milano, in circostanze analoghe a decenni di distanza . La foto più
antica mostrava uomini e donne modestamente vestiti, ma puliti e
ordinati,  con atteggiamenti dignitosi e contegno  serio. Un popolo, con
i suoi pregi e difetti. L’immagine recente dava conto di una massa
informe, malvestita, disordinata, stazzonata e sbracata negli abiti come
nei gesti . Un paragone che non lascia dubbi, eppure quelle persone
degli anni Sessanta avevano modesta istruzione, pochi diplomi ed ancor
meno lauree. Numerosi erano certamente gli operai ed i contadini
ritratti , ma l’immagine che se ne ricavava era di un popolo pulito,
dentro e fuori, vitale ma controllato, dignitoso senza ostentazione di
orgoglio.

Il quadro odierno, aggravato dalla stagione estiva in cui si
allentano gli ultimi freni e cadono le residue barriere della buona
educazione , ci mostra plebi scarmigliate coperte di stracci  firmati (
la moda impone pantaloni strappati) , non di rado seminude anche lontano
dalle spiagge – si sprecano gli ombelichi al vento con perline, anelli o
disegni – arroganti e inutilmente rumorose, che non si siedono ma si
stravaccano , che non cedono il passo , si muovono in branco e sembrano
vivere in una dimensione di noncuranza per tutto e tutti. Se si recano
nei locali o nelle discoteche, mostrano le acconciature più bizzarre,
indossano gli abiti più strani o azzardati, l’atteggiamento da gran
donne navigate e un po’ sgualdrine, o , per gli uomini, quello dei
tamarri vestiti a festa e gran conquistatori . Tutti ostentano l’ultimo
modello di i-phone , per cui sono stati disposti a code interminabili, e smanettano accanitamente sui tasti del display.

Michelangelo Antonioni fece la sua fortuna artistica sul tema
dell’incomunicabilità, ma tutti costoro, che cosa hanno di così urgente o
definitivo da comunicare al mondo via sms o mms,? In genere l’ultimo
autoscatto o selfie, realizzato dovunque ed in qualsiasi
situazione o postura, con l’aiuto dell’apposita bacchetta-prolunga
venduta dagli ambulanti di colore, da commentare accanitamente ,
massimo 140 caratteri su Twitter, e consegnare all’eternità attraverso
le reti sociali , come Facebook o  Instagram  .

La volgarità è in quello che fanno e come lo fanno, nella condotta
quanto nell’atteggiamento, nel linguaggio fatto di parolacce a raffica e
poche parole multiuso, nel disprezzo evidente di tutto e
nell’indifferenza stolida, ignara della bellezza e della complessità.
Paiono a loro agio solo nei non luoghi: aeroporti, supermercati, locali
di divertimento : quelli sono tutti uguali, Milano, Ibiza, Vladivostok,
che meraviglia il mondo globale a taglia unica !

Arrivano le ferie, e se scelgono Ibiza o Formentera, giro dei locali
notturni con sballo, consumo compulsivo di alcolici o droghe- bisogna
pur tenersi svegli per la settimana low cost, spiaggia al
pomeriggio , e , sempre, urla, maleducazione, fastidiose risate di
gruppo che forse Freud attribuirebbe ad una forma di isterismo mimetico,
poi gelato ed aperitivo alla moda, ci si cambia, e via, verso nuove
avventure, nuove precarie conoscenze, esperienze sempre più estreme. Lo
cantava Vasco, Voglio una vita spericolata, una vita come Steve Mc
Queen, una vita che non si dorme mai. Ogni epoca ha i suoi maestri.

Quel che c’è attorno , non interessa nessuno , i colori dei tramonti
mediterranei come le meraviglie della natura o le opere d’arte , solo i
parallelepipedi  delle discoteche , le luci psichedeliche, il ritmo
scandito dai disc jockey , al massimo le colorate elaborazioni dei
creatori di cocktails e la fantasia dei gelatai. Dinanzi alle Tre Cime
di Lavaredo, dal lato di San Candido, spettacolo della natura che
commuove ed ispira pensieri profondi, stupore e meraviglia , un
chiassoso gruppo disceso dal torpedone turistico compì, in successione,
due gesti: il primo fu scattare compulsivamente foto con il cellulare,
il secondo posizionare in gran fretta  figli, amici o parenti di fronte
alle straordinarie montagne dolomitiche.  La comitiva risalì
frettolosamente sul bus ad un cenno della guida, ma tutti potevano
dimostrare, foto alla mano, di essere stati proprio lì, davanti ad un
maestoso monumento del creato.

La volgarità è quella: non guardare, non voler capire, non avere
alcun interesse duraturo, passare  oltre rapidamente , trascurare tutto
ciò che non interessa, anzi non intriga in quell’istante. Altrettanto
volgare è imporre la propria presenza con schiamazzi o urla, esattamente
come ostentare il corpo o la bizzarria del vestiario.

Quanto ai tatuaggi, rappresentano assai bene la regressione della
specie. Arte antichissima e non di rado pregevole, nelle civiltà a noi
più vicine è stata utilizzata quasi sempre da categorie o gruppi sociali
marginali, o stigmatizzati, come carcerati o marinai. Generalmente,
l’iconografia aveva un simbolismo preciso e riconoscibile. Oggi,
indipendentemente dall’indubbio talento di certi professionisti, si
tratta  per lo più di arabeschi  astratti, oppure, ed è persino peggio,
di qualsiasi disegno che accontenti manie, ghiribizzi o preferenze
improvvise dei committenti: ecco allora coloratissime ciliegie dietro le
orecchie, stemmi di squadre di calcio, nomi di fidanzati/e, disegni di
animali, adesso anche frasi da Baci Perugina , da sottocultura di gruppo
o da suburra. Di frequente, la presenza di tatuaggi si  accompagna ad
anelli al naso , orecchini e piercing. Primitivismo puro, ritorno allo
stadio tribale, e non si parli dell’ inesistente buon selvaggio di
Rousseau.

                                                                     Roberto PECCHIOLI

L’articolo L’ITALCAFONE – DA POPOLO A   BURINI IN GIRO PER L’EUROPA è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

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