I colori di Bondeno

Era
un tempo grigio; il cielo, tutto nuvolo, minacciava temporale. Dopo
colazione, stanco del viaggio, chiesi a Tassi una stanza per riposare.
Salii. Ma, prima di coricarmi, come credo sia naturale a chiunque entri
in una nuova stanza, andai alla finestra, aprii le persiane e guardai
fuori. Vidi allora uno spettacolo straordinario. Nonostante il pasto e
il vino e il tempo grigio, ogni sonnolenza, mentre guardavo estasiato,
presto dileguò. Lo spettacolo, erano semplicemente i colori delle case
che avevo di faccia, sulla piazza di Bondéno. Mi pareva che avrei potuto
continuare a guardarli senza fine: come le onde del mare, o come le
fiamme del caminetto; ma con, in meglio, la pace e la dolcezza della
loro viva immobilità.

Contro
il cielo nuvoloso, grigio scuro, nella luminosità quasi fosforescente
che precedeva lo scatenarsi del temporale, le case, basse, a due o tre
piani, appena appena irregolari, appena appena diverse l’una dall’altra
nel disegno e nella struttura, si allineavano là, davanti a me, ciascuna
con la sua delicatissima tinta, che vedevo per la prima volta: crema,
giallo paglierino, grigio chiaro, cenere, rosa, verde pisello, avorio,
avana. Dove avevo già visto simili colori? Forse nei quadri di Morandi?
Anche il disegno, modesto, semplice, rozzo, delle case; anche le
simmetrie e i larghi spazi di nudo muro tra porte e finestre,
ricordavano la nostra migliore pittura moderna, Rosai, Carrà, Semeghini.
Ma non v’era traccia, non v’era sospetto di bamboleggiamento, nei
colori delle case di Bondéno: erano toni sicuri e sommessi,

Mario Soldati, Viaggio in Emilia-Romagna, Mondadori

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