Black-out


Black out a New York: il giorno dopo…
Data: Domenica, 17 agosto 2003 alle 21:01:36 CEST
Argomento: Attualità

Ad Harlem, dove abito da due anni, la corrente elettrica è tornata alle sette del mattino; così, appena messo il caffè sul fuoco, ho acceso la radio. La Lower East Side (vicino a Chinatown, per intenderci) era ancora al buio. A Brooklyn la rete elettrica è tornata in funzione solo alle sei e mezzo del pomeriggio. Wall Street aveva un generatore di emergenza, pare, come quasi tutti gli ospedali. Il sindaco aveva dichiarato lo stato di emergenza, visto che la metropolitana sarebbe entrata in servizio non prima di otto ore dopo il pieno ripristino della corrente a causa dei controlli necessari. Le assenze dal lavoro erano giustificate e la gente ha preso un venerdì di festa al parco o al caffè.
Meno bene si sono trovati i pendolari bloccati a New York, che hanno passato la notte sugli scaloni degli edifici di fronte alla Grand Central Station (quella de “Gli intoccabili”) o sulle panchine dei parchetti lì vicino o addirittura sul pavimento dell’atrio della stazione, come dignitosissimi barboni occasionali. Il mattino dopo hanno dovuto aspettare ore, di fronte al tabellone, prima che almeno un’automotrice o un autobus li portasse fuori dall’isola di Manhattan.
Chi invece era tranquillo a casa ha pensato bene di fare a meno del condizionatore per almeno qualche ora, tanto per dare alla rete elettrica un po’ di respiro. Chi invece ha acceso il televisore e ha seguito i telegiornali ha imparato come svuotare il frigo dal cibo avariato: via il latte, i formaggi molli, le uova e la carne senza nemmeno pensarci; frutta, verdura e formaggi duri (onore al Grana Padano!) si tengono anche otto ore, ma non di più. (Io avevo il frigo vuoto e la dispensa piena di ceci, piselli e fagioli in scatola.)
Tutto è ritornato normale, salvo un brutto guasto all’impianto gigantesco di smaltimento scarichi urbani sull’Hudson, vicino a casa mia: è fermo da tre giorni, sommerso da quindici metri d’acqua smaltiti al ritmo di uno e mezzo al giorno. Chissà cosa entra nel fiume e cosa finisce sulle spiagge… Comunque, la gente lo sa. E poi, sul lungomare di Coney Island e di Brighton Beach, basta anche guardare il passeggio dei russi in abito da pomeriggio, la gente che c’è, il sole che splende più forte, il frastuono del mondo cos’è; anche perché la vita, all’epoca nostra, sembra fatta di poche ore.
Testo originale: Andrea Malaguti.

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